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Le costellazioni del pupo 

Gesto, tradizione e storiografia

di Giuseppe Muscarello

Sono le declinazioni del movimento e della postura che mi appassionano particolarmente, elementi su cui ho scelto di focalizzare la mia ricerca artistica. Nel lavoro di ricerca e trasmissione del gesto del pupo mi sono ispirato alla grammatica dei pupi siciliani di scuola palermitana. Attraverso questa esplorazione ho cercato di comprendere il movimento in relazione al codice dello spazio. Il mio approccio inizia con un processo di disantropomorfizzazione del corpo, un tentativo di perdere le caratteristiche umane per abbracciare una direzione opposta: la "pupo-morfizzazione". Questo implica l'acquisizione dei movimenti caratteristici e fondamentali dei pupi siciliani. Il concetto di pupo che avvicino al mio lavoro è ricco e complesso, lontano da un modello di tecnica pre-costruita. Ogni danzatore-performer si trova di fronte alla sfida di creare il proprio pupo, mettendo in evidenza una specifica caratteristica del personaggio.

 

Questo processo si basa su una fondamentale base d'appoggio in cui lo spazio e la relazione giocano un ruolo cruciale. Il pupo, per muoversi e mantenere l'equilibrio, deve comprendere il rapporto tra sospensione e scarico del peso. La staticità dei corpi si trasforma in un dinamismo intricato, un elemento propulsore che un puparo  possiede anche se non è visibile in scena ma può solo essere immaginato. La dimensione narrativa iniziale cede il passo alla ricerca del personaggio attraverso tracce ideali, abbandonando gradualmente le caratteristiche umane a favore degli elementi basilari che permettono al pupo di muoversi. I movimenti che i danzatori attuano sono guidati da un supporto invisibile, simile all'asta metallica che sorregge i pupi siciliani.

 

Nel mio approccio, lavorare sul corpo significa esplorare ogni capacità creativa ed espressiva dei performer. Il corpo diventa uno scrigno da cui emergere con un metalinguaggio che mette in relazione artista, danzatore e pubblico. Questo lavoro non racconta solo la mia storia personale legata alle radici palermitane e al mio rapporto con i pupi ma esprime anche la mia volontà di esplorare il movimento e il modo in cui si sviluppa in relazione allo spazio e al gesto. È uno sguardo ironico e fresco sul corpo, una riflessione profonda che parte da una matrice culturale fortemente identificativa. Una ricerca che  apre nuovi spazi, mi suscita emozioni e crea un immaginario che merita di essere esplorato a fondo.

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I PUPI

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…

Spettacolo

Rappresentare grandi storie attraverso corpi minuti e ciò che muove la tradizione dei pupi da secoli, inglobando le avventure, le sconfitte, le vicissitudini o forse più semplicemente le vite di persone e personaggi in scala ridotta. Con i loro corpi, retti da fili e attraversati da un’asta di ferro dal cranio al bacino, i pupi tentano di rispecchiare l’essere umano tanto a livello strutturale quanto metaforico. Quel che accade nel processo coreografico è una trasformazione all’inverso, la visualizzazione di una linea sottile che mette in discussione l’istantaneità dell’agire, in cui rintracciare le possibili declinazioni di movimento nella postura del pupo. 

Partendo da quest'immagine di fondo, il danzatore entra nella forma del pupo, fa propria la sua postura, si muove in autonomia pur rimanendo mosso da altro: egli è dunque sia puparo che pupo di  se stesso. Calata in una dimensione narrativa,  quella dell’Orlando Furioso, la caratterizzazione del gesto si fonde con la ricerca del personaggio che segue il filo ideale di una storia.

Un racconto camuffato, fatto di substrati comici e drammatici, diventa l’occasione per approfondire e dettagliare le dinamiche spaziali e temporali utili per far emergere una qualità di movimento che possa richiamare il pupo. Lavorando sulle sospensioni, sull’idea di essere mossi dall’esterno, sulla riduzione dello sforzo muscolare a favore delle articolazioni, sul contrasto della forza di gravità, la scena abitata dai pupi si muove fra tensione e leggerezza, un luogo dove poter esplorare i racconti che ogni individuo porta con sè.

 

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Il Furioso

Spettacolo

 

L’essere umano è molto spesso come in bilico fra due infiniti: 

l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. 

- Blaise Pascal -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per tre giorni e tre notti Orlando s’aggira nella foresta, inseguendo qualcosa che non sapeva neanche di cercare: più scopre e più si perde. Nello smarrimento è la storia a farsi corpo, con la sorpresa di essere catapultati in un nuovo spazio, fatto di paesaggi che compaiono e scompaiono all’istante, di substrati comici e drammatici. Calata in una dimensione narrativa, la caratterizzazione del movimento del pupo si fonde, nella tessitura coreografica, con la ricerca del personaggio di Orlando, il protagonista dell’opera di Ariosto. Lavorando sulle sospensioni e sull’idea di essere mossi dall’esterno, la scena abitata dalla follia del pupo Orlando si muove fra tensione e leggerezza, per rintracciare le possibili declinazioni di movimento del  danzatore a partire dalla postura del pupo. 

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Laboratori sulla trasmissione

del gesto del pupo

 

Una delle peculiarità del progetto è senza dubbio l'attenzione dedicata alla ricerca e alla trasmissione del movimento del pupo. Quest'idea ha preso forma con l'obiettivo di creare occasioni di incontro e condivisione per favorire lo scambio di pratiche, prendendo ispirazione dal teatro delle marionette siciliane, proclamato Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO nel 2001, considerato una delle espressioni più significative della memoria storica e dell'identità culturale siciliana. Attraverso questa pratica, esploriamo la ricca tradizione pupara o marionettistica siciliana, analizzando il complesso fenomeno del moderno teatro di figura con la sua vasta gamma di varianti e potenzialità, incluso l'influenza della poetica pirandelliana che permette alla ricerca di adottare diversi punti di vista, partendo dall'autoanalisi e dall'osservazione degli altri.

Durante le attività di ricerca e trasmissione nei laboratori, abbiamo osservato le qualità di movimento dell'oggetto più caratteristico della nostra tradizione, riuscendo a comprendere anche l'aspetto emotivo e psicologico solo attraverso di esse. Attraverso un'analisi approfondita, abbiamo scoperto l'immagine di una struttura di base - il corpo meccanico sostenuto da fili legati alle articolazioni e un'asta di ferro che parte dal cranio - che coinvolge l'intero asse centrale fino al bacino. Il compito affidato al danzatore è stato quello di entrare in questa forma, farla propria, muoversi in autonomia pur essendo mosso da altro: essere sia pupo che puparo contemporaneamente. In termini di dinamica, è importante mantenere un equilibrio delle forze tra  rigidità e rilassamento, che consente lo spostamento nello spazio, sia indirizzando il peso nella direzione desiderata sia attraverso la sospensione, che porta alla sorpresa di essere catapultati in un nuovo spazio. Si è sempre in lotta con e contro la gravità allo stesso tempo, una differenza che si evidenzia meglio confrontando il pupo palermitano, più leggero e snodabile, con quello catanese, più pesante e rigido. La tendenza naturale verso il basso si scontra sempre con il desiderio di emergere, di uscire ora dal corpo, ora dai confini della scatola teatrale stessa.

 

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Se come il viso

si mostrasse il core 

Se come il viso si mostrasse il core (titolo provvisorio) si immerge nella cultura italiana, intrecciando danza, tradizione e letteratura. Centrale a questa esplorazione è la teoria di Luigi Pirandello. Il pupo pirandelliano si erge come archetipo che svela le molteplici sfaccettature dell'identità umana diventando il ponte tra la realtà e la rappresentazione.

 

Il"pupo" come maschera sociale e identità, un varco verso mondi complessi e spesso surreali, arricchendo la trama con riflessioni più profonde sulla natura umana. Un gioco teatrale ricco di ironia e leggerezza che attraverso la rivelazione personale dell’interprete, invita il pubblico ad una dimensione più intima che consente di connettersi emotivamente con la storia e i personaggi. La visione pirandelliana si dipana come un intricato labirinto concettuale, dove l'essere  umano è predestinato ad incarnare il proprio destino come un "pupo". In questa prospettiva, il pupo non è solo una figura antropomorfizzata ma assume una connotazione più profonda: è la dimensione del doppio, il riflesso distorto che svela l'alterità nascosta dietro la maschera.

La poetica di Pirandello si erge come una lente d'ingrandimento che scava nelle profondità della condizione umana, rivelandone la complessità. Il pupo diventa così un simbolo di una verità meno evidente, un'entità che trascende la superficie delle apparenze. Attraverso questa visione, tutti gli individui si trasformano in pupi, burattini governati da forze divine che li plasmano nel mondo dei fenomeni.

Il destino del "pupo" è, sin dall'origine, una mancanza ineluttabile di libertà. Oltre ai condizionamenti ontologici, si aggiungono quelli ambientali e sociali, catene che imprigionano l'individuo. La durezza della natura, le barriere sociali e le morali collettive contribuiscono a modellare il destino di ciascun “uomo-pupo”. Questi condizionamenti creano una prigione dalla quale l'individuo cerca di sfuggire, nonostante il peso della sua stessa maschera.

Il paradosso emerge nel fatto che, pur detestando la propria condizione limitata, ogni individuo difende strenuamente la propria maschera. È un gioco di sopravvivenza sociale, una lotta per conservare una parvenza di rispettabilità e credibilità agli occhi degli altri. In questo teatro della vita, l'orgoglio diventa una difesa contro la sensazione schiacciante di vuoto e inutilità, una lotta per affermare l'esistenza del "pupo" che è in noi.

Così, la visione pirandelliana offre uno sguardo penetrante sulla complessità dell'essere umano, incatenato dalla propria maschera ma sempre in lotta per affermare la propria esistenza nel teatro della vita.

 

 

 

Giuseppe Muscarello, direttore artistico di Muxarte, interviene al Parlamento Europeo di Bruxelles durante il convegno “The Sicilian Language” parlando de "Le Costellazioni del Pupo" Bruxelles 7 dicembre 2023.

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